Sabato 14 febbraio 2026 alle ore 11:00 si inaugura, con il patrocinio del Comune di Napoli, nella Biblioteca Universitaria di Napoli in via G. Paladino 39 la personale di Giuseppe Piscopo dal titolo LOGOUT.
La mostra è visitabile fino al 20 marzo con i seguenti orari: lunedì/mercoledì/venerdì dalle 8.00 alle 15.00. Martedì/giovedì dalle 8.00 alle18.15. Chiuso sabato e domenica.
LOGOUT/ Il mondo è un luogo sociale, ma noi ci siamo dissociati...
Giuseppe Piscopo ritorna nella Biblioteca Universitaria di Napoli con un nuovo progetto con il quale si confronta con i testi di Wilfred Bion e di Edgar Morin. Il luogo/biblioteca, deputato alla lettura, diventa spazio naturale e idoneo per mostrare i suoi ultimi lavori.
Nel luogo della nostra quotidianità, lo spazio è da riempire con i nostri comportamenti. L'essere umano reagisce all'ambiente cercando di controllarlo.
Nelle opere esposte, il cartone portauova, diventa il contesto in cui prende forma e si muove la vita.
Un contenitore, in cui è possibile abitare, in cui è possibile accettare o respingere tutti i contenuti sensoriali ed emotivi. Il contenitore diventa la nostra storia, in cui si legittimano gli eventi, gli incidenti, le catastrofi ma anche le rivoluzioni, le invenzioni, le creazioni. Nella sala mostre Vittorio Imbriani i manufatti assumono il ruolo di garanti, di testimoni, affinché l'uovo, segno di vita, non diventi una scomoda presenza e riesca a stabilire una relazione società/individuo, che annulli la solitudine. La nostra vita è un avventura che ci fa interagire con gli altri. Per ottenere ciò, oltre alle conoscenze, ci vuole l'insegnamento a vivere, che agli uomini manca.
Come asserisce Morin: «
L'essere umano è un essere fisico, biologico, psichico, culturale, sociale, storico. Questa sua complessità è spesso disintegrata dall'insegnamento disciplinare, che rende impossibile apprendere ciò che significa diventare persone. Un elemento fondamentale, spesso mancante, è la comprensione che esclude l'esclusione, che rifiuta il rifiuto. Gli ostacoli alla comprensione umana sono l'egocentrismo, l'autogiustificazione, la menzogna a se stessi, il self-deception».
Per l'artista prelevare cartoni o altro materiale che si rinnova, diventa un fare simbolico. Uno sguardo alla conservazione dell'ambiente, al riutilizzo che si presta a molte vite. Il valore estetico si sostituisce con oggetti di consumo, nel nostro caso un contenitore di uova. L'operazione si tramuta in messaggio, che ci chiede di uscire da noi stessi, dalle nostre debolezze, dalle effimere illusioni. Nell'ambiente che non si stacca dalle sue banalità, in un sistema sempre più chiuso, l'uovo rimane da solo.
C'è un riferimento alla pop art in questo universo fantastico e ironico che l'artista ci propone. Infatti nelle sue opere c'è tutta l'esperienza lavorativa di grafico, delle sue incursioni nel fumetto e nella satira disegnata. La creatività è il motore dell'evoluzione. La riforma del pensiero conduce a una riforma della vita. In questo mondo di incertezze comprendere gli altri diventa difficile. La degradazione dell'individuo nell'egoismo ci porta a distruggere la solidarietà, la responsabilità e l'inclusione. L'educazione a vivere deve stimolare l'autonomia e la libertà di pensiero. Può l'arte educare a tutto questo? Come ci dice il sottotitolo della mostra, il mondo è un luogo sociale e noi tutti non possiamo dissociarci.